Anime solitarie, gli uomini, in cerca di un'identità
D’una disarmante contemporaneità, Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino percorre gli inesplorati sentieri della nostra anima, fa vibrare le tacite corde dei nostri cuori.
La limpida prosa dell’autore Piemontese presenta un Medioevo tumultuosamente carico di trionfanti eroismi ed oziosi bivacchi, desolati conventi ed arcani villaggi. Appaiono icastiche le descrizioni del romanzo. Così, come quando descrive un campo di battaglia, silenzioso ed addormentato nel cuor della notte, scrive: “La notte, per gli eserciti in campo, è regolata come il cielo stellato…Tutto il resto ,…,ora tace, poiché il sonno ha vinto tutti i guerrieri e i quadrupedi della Cristianità, questi in fila e in piedi…”
Al centro dell’immaginario prosastico dell’autore vi è l’armatura bianca del protagonista dell’opera, il Cavaliere Inesistente, colui che sa d’esserci, ma non c’è.
La battaglia Medievale divampa nel corso della narrazione ed i Cristiani sfidano gli Infedeli ed Agilulfo, il Cavaliere Inesistente esegue ineccepibilmente gli ordini del sovrano Carlo Magno, divenuto, dopo lunghe battaglia, ormai vecchio e canuto. Il racconto cresce e Calvino, abilmente, delinea altri personaggi: il giovane soldato Rambaldo che desidera vendicare la morte del padre, ucciso da un infedele, il glorioso Orlando, l’amazzone Bradamante, l’irrequieto Torrismondo. A narrare l’intreccio del romanzo suor Teodora che, malinconicamente, tesse i vorticosi fili dell’esistenza degli uomini e delle donne in battaglia.
Ogni personaggio appare così una metafora. Agilulfo, che esercita irremovibilmente l’esattezza, diviene metafora del "Mare dell'oggettività" del XX secolo. Appare un uomo privo di forma e sostanza, sentimento e passione. Un errante automa, fra i vorticosi sentieri dell'esistenza, come tanti. Un'immobile statua.
Rambaldo, Orlando, Bradamante e suor Teodora, Torrismondo divengono invece metafora d’un dirompente fuoco che percorre l’anima d’un uomo vivo. La lucente fiamma è la ricerca identitaria dell’Io. Anime turbolente, questi personaggi vagano alla ricerca del completamento della propria essenza. Alcuni inseguono la totalità dell’Io nell’ esperienza amorosa, come Rambaldo e Bradamante. Torrismondo, invano, nell’intransigente ordine del Sacro Graal. Suor Teodora nella pagina bianca d’un quaderno da completare.
E la ricerca dell’Io configura così una corsa, veloce come il vento, che irrompe nell’animo del lettore.
Le pagine scorrono inesorabili e veloci, tumultuose e passionali. L'autore stesso scrive “La penna ad un certo punto s’è messa a correre…La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro. La penna corre spinta dallo stesso piacere che ti fa correre le strade…”
Una pagina ed una strada, una penna ed una corsa, le metafore delle nostre esistenze. L'uomo, natura media, al centro della strada, corre, faticosamente, alla ricerca d'un faro luminoso: Il Bene, l'Amore, la Felicità, la Verità.
Scoprite il resto leggendo il romanzo!
Laura Cati

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