Il fantasma nello specchio. Ep 4

Io e Din andammo nella mia stanza d’hotel e prenotammo online dei biglietti per la Siberia per il giorno dopo. Ironicamente era stato facile trovare un volo così strano all’ultimo momento, soprattutto ad un prezzo così misero, avevamo però tre diversi voli e le ore tra uno scalo e l’altro erano lunghissime. Mi accontentai, vista la voglia di trovare mio padre, e lo stesso fece Claudine, considerando che il biglietto le era stato “spontaneamente” regalato. Passammo il resto della mattinata a prepararci per il lungo viaggio che avremmo affrontato, riservammo una casa dove stare per qualche giorno e una guida che ci portasse nel luogo desiderato. Eravamo spaventate di certo, stavamo per andare in un Paese sconosciuto dove l’alfabeto non era nemmeno il nostro e avremmo avuto bisogno di qualcuno per orientarci. Finite le preparazioni e con un certo languorino nello stomaco decidemmo di pranzare in hotel, avendo così  modo di parlare e conoscerci un minimo.

Scoprii che Din era una persona frizzantissima, piena di voglia di vita. I suoi genitori si erano trasferiti dalla Provenza a New York subito dopo la sua nascita e mio padre fu la prima persona che conobbero, in aeroporto, scambiandolo per uno chauffeur. Da lì iniziò una bellissima amicizia, che finì quando Daniel scomparve.
-Sai, noto delle somiglianze tra di voi. Anche lui sorride in quel modo – mi disse dopo aver detto una battuta.
Ne fui felice, ma allo stesso tempo qualcosa di strano mi fece pressione sul petto. La ragazza che avevo di fronte aveva conosciuto mio padre, ci era cresciuta insieme e conosceva addirittura il suo sorriso. Ero un pelo invidiosa, ma non solo del fatto che avesse incontrato Daniel. Claudine, lì di fronte a me, aveva gli occhi che si illuminavano per ogni sua piccola passione, aveva deciso di intraprendere un viaggio con una sconosciuta solo per il gusto di vivere un’avventura. Trovavo incoerente che celasse il suo egocentrismo, eppure aveva un’aura magnetica per cui non potevo far altro che essere gelosa. Aveva il carattere che avrei voluto io, la passione per la vita che ogni essere umano vorrebbe avere. Mentre mi parlava della sua esistenza l’unica cosa che potevo fare era confrontarla alla mia. Mi sentii terribile e vidi i diciotto anni passati come una miseria. Ero viziata dai miei genitori adottivi, non mi piaceva la gente che avevo intorno e usavo i soldi per farmi rispettare dalle persone. Le ragazze delle scuola che ho frequentato  mi odiavano  ogni anno sempre di più, ma non di certo perché avevo qualcosa che desideravano. Non avevo mai avuto un amico vero perché mi ero posta su un piedistallo, eppure mi era sembrato normale fino all’incontro con Din. Lei mi aveva aperto la porta di casa sua, mi ci aveva fatta entrare e si era autoinvitata in un viaggio che nessuno si aspettava di intraprendere.

-Sei una fille d’art, avrai tantissime qualità, raccontamele- continuò a parlarmi annotando le mie parole su un taccuino.
Mi irritò ancora di più la sua aspettativa di me, delle mie creative qualità che non avevo e, probabilmente, se le avessi avute non sarebbero state abbastanza. L’unica qualità che avevo, se così vogliamo definirla, erano i soldi.
-Beh, ragazza mia, senza quelli il nostro incontro non sarebbe mai potuto avvenire- disse facendomi l’occhiolino con fare scherzoso –Mi hai detto che vuoi visitare New York, bene è quello che faremo. Vivo qui da venti anni, riuscirò in un solo pomeriggio a mostrarti le attrattive principali della città-
Sorrisi e apprezzai lo sforzo, prima di addentare con voracità l’ultimo pezzo di carne nel mio piatto. Non vedevo l’ora di essere nelle mani di Din per un pomeriggio intero e di visitare la città.

Fu veramente notevole come in sei ore la grande mela non aveva quasi più segreti per me. Capii che Claudine era a conoscenza del suo fascino e la vidi sfruttarlo per poter superare file e non pagare biglietti. Tornammo a casa distrutte da un’escursione non stop e con i piedi in fumo ci addormentammo sul divano prima di guardare le ultime foto scattate quel giorno. Durante la notte, nel sonno, mi sentii libera per la prima volta e fui così serena che nemmeno  la sveglia del giorno dopo riuscì a farmi arrabbiare.

Commenti

Post popolari in questo blog

"C'era un'idea..."

Il fantasma nello specchio. Ultima parte

Questo non è "Storie Mondiali" e io non sono Buffa