Questa non è musica per bambini. Dalle metafore di Tomas Tranströmer all' "Hermetic Hip-Hop" di Rancore.
Dalle metafore di Tomas Tranströmer all'hermetic-hip hop di Rancore
“Sta, figura a
tutto tondo, dinanzi a una montagna.
È più il guscio di
una chiocciola che una montagna
È più una casa che
il guscio di una chiocciola.
Non è una casa ma
ha molte stanze.
È indistinta ma
vincente.
Egli cresce da essa
ed essa da lui.
È la sua vita, è il
suo labirinto.” Alcuni versi della
poesia “La Galleria” di Tomas Transtromer.
Nei versi del
poeta Tomas Tranströmer, Premio Nobel alla letteratura nel 2011, la montagna,
il guscio d’una chiocciola, una casa ed un labirinto, gradatamente divengono
le metafore del noto involucro dell’Io: la vita che, dinnanzi a noi, appare una
labirintica casa. Come tante sono le stanze e le porte, le chiavi e le
serrature così tanti sono i ricordi ed i desideri, le speranze e le afflizioni della nostra esistenza.
Non basterebbe una vita per sciogliere i
grovigli della nostra anima. Spesso,
per fuggire dall’autentico volto degli eventi, ricorriamo, inevitabilmente ed
involontariamente, alle metafore delle cose.
Difatti la
metafora supera i confini della realtà . Il tempo e lo spazio, dinnanzi alla
divagata immaginazione dell’uomo, divengono coordinate scialbe e scolorite. In
Transtromer la poesia diviene frequentazione dell’inafferrabile ed ineffabile
forza della metafora: l’alce diviene un albero pietrificato, le costellazioni
divengono destrieri scalpitanti, la poiana diviene una stella, il cosmo diviene
un animale da mungere, il mare si accuccia vestito di piume, la primavera
nitrisce.
Il mondo
diviene un disegno ad acquarello in cui i colori s’incontrano attraversando i
confini, sterili ed asettici del Finitezza. L’uomo, creatura attonita dinnanzi alla tela, travalica i molteplici livelli di significato
della condizione vivente: l’Io, l’Uno, i Molti, l’Ineffabile e l’Inafferrabile,
la Vita e la Morte, l’Incanto e l’Avallamento.
Scrivere per
percorrere le stanze ed esplorare le tele dell’anima diviene un incontro e una
frequentazione con la vita.
Come dall'universo di Tomas Tranströmer, anche dall’immaginario poetico
di Rancore erompono i colori della società contemporanea e della massificazione
commerciale della musica, lo scoramento comunitario e la rabbia individuale, la
metaforica fantasia ed una consolazione immaginativa, talvolta platonica
L'album-viaggio di Rancore: Questa non è musica per bambini
Nell’ultimo
album, “Musica per Bambini” (2018), Rancore configura, a suo modo, i molteplici
volti della natura umana. Il disco è un viaggio fra i versi d’un giovane uomo
che, dopo alcuni anni, percorre la tela
dei ricordi fra il selciato d’uno skatepark
che, ai suoi occhi, appare ormai slavato ed indistinto: “Ma adesso
sembra un deserto/Non c'è nessuno nello skatepark/ Ricordo quando dicevo che in
questi casi si skata meglio/Forse è diverso come mi sento/Non c'è nessuno nello
skatepark/E a volte vengo qui e penso che sognavamo di essere skater.”
L’opera del rapper romano è
un’esplorazione fra i sentieri del fosco e cupo scenario dello scoramento e della
depressione. “Musica per Bambini” configura i giocattoli delle fasi della
nostra vita che, prima o poi, abbandoniamo: un orsacchiotto, un rossetto ed una
sigaretta: l’infanzia e l’adolescenza, l’inconsapevolezza e il mutamento.
Un album-Viaggio
fra la salvifica immaginazione della letteratura e l’icastica tela dell’arte. Arlecchino veste le pezze colorate
dell’Italia, viaggia nella letteratura e nell’arte. Un faticoso cammino che, infine, desidera travalicare
i confini della mutabile e imperfetta caverna del nostro mondo.
Un viaggio
intrapreso, ad alta voce, dai vetri scuri d’un automobile. Finito presso la visione
d’una luce d’un uomo audace che, uscito dalla caverna, desidera, invano ed
ardentemente, cogliere il bagliore della Verità.
Come in ogni
viaggio immaginativo, Rancore fa alcune pause. Sospensioni che,
nell’indesiderato rumore del nostro mondo, generano lo scoramento e la rabbia,
la desolazione e la solitudine. Quando ho
scritto Musica per bambini son stato chiuso in casa per mesi. Uscivo per andare
solo al bar e sentire i discorsi delle persone. Cercare una qualche
ispirazione.
Dinnanzi ad “un mondo particolare, troppo sordo” dove
l’operato poetico del rapper romano appare “Musica che non vende/ Di certo non
fa i milioni/Portando rispetto a tutte le donne / Scrive canzoni/ Musica che
non parla di soldi e di medaglioni/Per questo quando l'ascolti mi dici
"Che due coglioni"/ Esco da solo, dicono tutti che sono strano/Scrivo un poema sui tovaglioli, ad esempio questo/ Vivo da solo, gioco da solo con la mia mano/ Prendo quel tovagliolo che tanto fecondo il testo/ Questa violenza gratuita, una videoludica frode/Un idealismo fittizio di cui la musica gode/Farò morire un mondo giovane senza un perché/ La stessa cosa che il mondo ha fatto con me”, la testa del protagonista diviene una bomba ad orologeria e la desolata quiete della sera un'assidua frequentazione della depressione, come s’ascolta nel brano “Depressissimo”.
"Che due coglioni"/ Esco da solo, dicono tutti che sono strano/Scrivo un poema sui tovaglioli, ad esempio questo/ Vivo da solo, gioco da solo con la mia mano/ Prendo quel tovagliolo che tanto fecondo il testo/ Questa violenza gratuita, una videoludica frode/Un idealismo fittizio di cui la musica gode/Farò morire un mondo giovane senza un perché/ La stessa cosa che il mondo ha fatto con me”, la testa del protagonista diviene una bomba ad orologeria e la desolata quiete della sera un'assidua frequentazione della depressione, come s’ascolta nel brano “Depressissimo”.
La mortifera
ombra della malattia del secolo
configura una compagna da invitare a cena, un’ospite da deliziare dinnanzi alla
lista disorientata dei fallimenti della vita. E difatti, per l’insolita cena, Rancore
indossa una camicia nuova, ordina del buon vino, prepara, mangia, beve e parla
per due come un’idra parla ad un’ameba.
Nell’ultima strofa la salvifica luce del giorno diviene l’invisibile ed
inafferrabile incontro con un’altra ombra in una Chiesa: Gesù. L’imperativo è uccidere il Male che divampa
nel Mondo. Gesù, il garante della missione. Come la morte d’una luce fioca,
così svanisce, nell’intramontabile mistero della condizione umana, la canzone.
La libertà e
l’emancipazione dall’omogenea sterilità del mondo divengono, nel brano Quando Piove, metafora della Caverna di
Platone. Dentro la foresta il
cielo sembra dietro ad un sipario/Queste chiome furono un riparo/Nonostante
dentro la foresta anche le stelle appaiono al contrario/ Vi chiedevo dove sta
la stella/ E indicavate il centro della terra e io ci immaginavo il planetario.
Come
l’uomo-filosofo stanco delle imitazioni imperfette del mondo degli uomini
abbandona, audacemente, la caverna, così Rancore travalica i nostri confini:
esce dalla luce fosca per cogliere il bagliore della Verità, l’illuminazione di
Sunshine: Tu non devi venerare il sole, ma la luce che
vedi. Il sogno Platonico non lo afferra, diviene una speranza che chiosa
malinconicamente la canzone: Piangendo,
piovendo sul terreno, il vento libererà il mio cielo anche se il cielo io non
l’ho visto mai. Ma il mondo configura una prigione fosca e mortifera. Il
seducente volto dell’inganno indossa le vesti della buona apparenza. La forma
viene subordinata all’estetica. Sangue di
Drago di Rancore manifesta l’ombra e la coscienza della storia. Principi e
tiranni, dittatori e monarchi, affiancati da mentori che agiscono come maghi,
travalicano i sentieri del disagio esistenziale e sociale. Formano un nemico immaginario: il drago, protagonista del brano, che s’aggira per la reggia, inconsapevole d’occupare
un posto sbagliato in una società diviene vittima della demagogia dell’Uno. Come il
malvagio principe di Sangue di drago uccide
l’innocente nemico, così Primo Levi, nell’introduzione a Se questo è un uomo descrive l’orrenda ferocia della geometria infallibile del Lager: creare
un nemico comune, uccidere la diversità e l’eterogeneità, lo scomodo e il malagiato. Difatti, far prevalere il
potere dell’Uno sui Molti è stato l'imperativo della prima metà del Secolo Breve che sembra apparire ancora oggi.
In Musica per bambini Rancore non ha avuto
paura di gridare a gran voce, metaforicamente o esplicitamente, le scomode
ombre della storia e della società, l’incubo della solitudine e della
depressione, la prigione dell’asocialità dei nostri tempi, l’alienazione
individuale delle sue parole.
“Benvenuti nel mio centro asociale Dove non ci
si può più associare Benvenuti nel mio centro, stasera c'è un evento (Dove?)
Nel mio centro asociale, qua Benvenuti nel mio centro asociale
Dove non ci si riesce ad associare Benvenuti nel mio centro, stasera c'è un evento (Dove?) Nel mio centro asociale, qua”
Dove non ci si riesce ad associare Benvenuti nel mio centro, stasera c'è un evento (Dove?) Nel mio centro asociale, qua”
-Laura Cati
Ascolta Musica per Bambini su Youtube o Spotify.



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